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Comitato d'Occupazione Magliana

Ex scuola "8 marzo" occupata
via dell'Impruneta 51
telefono: 331 2894133
email: occupa@inventati.org

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Contro la crisi, sotto la prefettura!

occupa | 06 Febbraio, 2010 11:38

 
 
Il 10 febbraio 2010 in Prefettura si affronterà il tema del lavoro. Lo faranno gli enti locali, il governo e parti sociali individuate per l’occasione. Come dire: un tavolo non si nega a nessuno. Ne sono stati fatti sull’emergenza abitativa, sull’immigrazione, sulla sicurezza e ora anche sul lavoro. In questo quadro il sindaco ha sparato le sue cifre: 100mila posti di lavoro, ripetendo un proclama che suonava pressappoco così alla vigilia della sua elezione, 40mila casa popolari. Nello stesso tempo Alemanno non ha detto una parola in difesa dei lavoratori delle aziende in crisi.
Le parole non si sono tramutate in fatti e temiamo che anche sul tema lavoro si andrà nella stessa direzione. Demagogia tanta concretezza zero.
Non sappiamo cosa diranno le parti sociali che siederanno al tavolo e per questo abbiamo deciso di mobilitarci e invitiamo tutta la città che soffre la crisi a farlo.
Alle 15 di mercoledì 10 febbraio saremo in piazza SS Apostoli con gli inquilini resistenti, con i precari, con i disoccupati, con i cassaintegrati, con gli sfrattati, con chi non arriva a fine mese, con chi non ha un reddito, con i lavoratori in lotta dell’Eutelia e di altre decine di aziende che minacciano licenziamenti.
Roma contro la crisi e dentro la crisi deve diventare visibile e rompere con l’idea di città che ci vogliono propinare, dove la strada maestra immaginata dalla rendita ci condanna all’emergenza permanente e alla cementificazione selvaggia, dove l’unica prospettiva di lavoro è legata ad un pacchetto edilizio e ad eventuali possibilità occupazionali legate ad esso. In una città che sta subendo un aumento esponenziale della cassa integrazione ordinaria e straordinaria oltre che della disoccupazione non abbiamo bisogno di proclami elettorali in vista delle prossime regionali.
Non ci stiamo! Invitiamo tutti e tutte a mobilitarci per sostenere le proposte dei movimenti e delle reti sociali in lotta. Insieme con i migranti impegnati con i cittadini e le cittadine italiani/e in una battaglia senza precedenti contro il razzismo e la xenofobia, rivendicando diritti primari continuamente negati.
Se la città è di chi la abita, è arrivato il momento che questa voce inascoltata prevalga su quella dei costruttori, delle banche, degli speculatori come Bonifaci, Caltagirone, Santarelli, Toti, Mezzaroma. Gli amministratori devono segnare un significativo cambio di passo nella tutela della città come “bene comune” e nella difesa della qualità della vita nella sua interezza.
Saremo in piazza per rivendicare un reale piano anticrisi che passi attraverso la difesa, qui ed ora, dei posti di lavoro; la realizzazione di un piano straordinario di case popolari; un finanziamento adeguato alla legge regionale per il reddito che permetta di coprire le 120mila domande depositate e garantire a tutti i disoccupati e precari oltre all’erogazione monetaria anche il reddito indiretto (casa, trasporti, tariffe e formazione) previsti dalla legge.
Saremo in piazza con i migranti deportati e costretti alla fuga da Rosarno, abbandonati dalle istituzioni per le strade di Roma, per chiedere la realizzazione di un piano straordinario di accoglienza.
La mobilitazione del 10 febbraio deve diventare il punto di partenza verso una mobilitazione nazionale, che imponga al Governo misure economiche e di welfare mirate su chi paga la crisi e non più a sostegno delle banche e delle imprese.

Mercoledì 10 febbraio 2010
Dalle ore 15.00
Piazza SS Apostoli sotto la Prefettura
 
 
 
ADESIONI: Rete Romana Contro la Crisi, Lavoratori Eutelia, Lavoratori Italtel, Movimenti per il diritto all'abitare, cassintegrati alitalia, autoconvocati Sirti, lavoratori telecom, Coordinamento Precari Scuola, Comitati per il Reddito

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L’INPS SFRATTA! DIFENDIAMOCI! PARTECIPA AL COMITATO!

occupa | 26 Gennaio, 2010 13:33

Nonostante le dichiarazioni dell’INPS che a dicembre sarebbero arrivate le lettere per l’acquisto agli inquilini regolari queste non sono arrivate. Così anche i contratti d’affitto scaduti da anni non sono stati rinnovati e i palazzi sono sostanzialmente privi di una manutenzione efficace (a parte qualche verniciata qua e la). In tutto questo a chi è rientrato nella vecchia sanatoria vengono chiesti decine di migliaia di euro per poter avere il contratto regolarizzato mentre per tutti coloro che  risultano inquilini senza titolo vanno avanti le cause in tribunale e le procedure di sfratto e di sgombero.


Mercoledì mattina due nuclei familiari che vivono a Magliana da anni riceveranno la visita dell’Ufficiale Giudiziario che si presenterà nel tentativo di effettuare lo sgombero dei due appartamenti. IMPEDIAMOLO!


Non facciamoci trovare impreparati! Costruiamo la lotta per respingere in tentativi di sfratto, per una nuova sanatoria e per garantire i diritti di tutti gli/le inquilini/e!
 
MERCOLEDI 27 GENNAIO ORE 8:00
PICCHETTI ANTISFRATTO
VIA PIEVE FOSCIANA, VIA PESCAGLIA


ORGANIZZIAMOCI PER RISPONDERE TUTTI INSIEME:
DA OGGI IN POI OGNI SFRATTO SARA’ LO SFRATTO DI TUTTI
OGNI CAUSA LA CAUSA DI TUTTI.

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I senza casa aumentano: Alemanno vattene!

occupa | 09 Gennaio, 2010 00:40

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Natale in casa Alemanno

occupa | 21 Dicembre, 2009 14:16

Dalla tendopoli che presidia da due settimane lo stabile abbandonato di viale del Policlinico 137 centinaia di persone in emergenza abitativa appartenenti ai movimenti di lotta per il diritto all'abitare stanno occupando i Gruppi Consiliari del Comune di Roma in via delle Vergini. Ciò avviene in seguito alle risposte insufficienti fornite dall'assessore Antoniozzi lo scorso lunedi 14 Dicembre 2009.
In questo momento attendiamo l'incontro con i capogruppo e con il sindaco Alemanno. Chiediamo da subito il blocco di tutti gli sfratti e gli sgomberi; l'immediata riapertura del tavolo interistituzionale sulla casa e un consiglio straordinario che rimetta in discussione le linee guida del piano casa della Giunta Alemanno.
 
Si da appuntamento ai Gruppi Consiliari di Via delle Vergini
per una CONFERENZA STAMPA
ore 13:30
21 DICEMBRE 2009
 
Coordinamento Cittadino di Lotta per la Casa
Blocchi Precari Metropolitani
Comitato Obiettivo Casa
Resistenza Abitativa

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Riunione Comitato Inquilini INPS Magliana

occupa | 14 Dicembre, 2009 23:43

MENTRE SI APPROSSIMA, SECONDO VOCI RICORRENTI, L’INIZIO DELLA VENDITA DELLE CASE AGLI INQUILINI REGOLARI, NON SI RIESCE A SAPERE QUANTE PROBABILITA’ CI SONO PER NOI OCCUPANTI SENZA TITOLO E SENZA REGOLARE CONTRATTO DI POTER ASPIRARE A RESTARE DENTRO LE CASE DOVE ABITIAMO.

NEL FRATTEMPO L’INPS CI STA CHIEDENDO MIGLIAIA DI EURO A TITOLO DI RISARCIMENTO E HA AVVIATO CAUSE CONTRO DI NOI PRESSO IL TRIBUNALE.

FINO AD ORA NESSUNO CI HA DATO GARANZIE NON SAPPIAMO NEANCHE SE UNA VOLTA PAGATE LE PENDENZE AVREMO QUALCHE DIRITTO.

A TUTTO QUESTO DICIAMO BASTA!!

VOGLIAMO RIVENDICARE IL NOSTRO DIRITTO ALLA CASA.

ORGANIZZIAMOCI PER RISPONDERE TUTTI INSIEME:DA OGGI IN POI OGNI SFRATTO SARA’ LO SFRATTO DI TUTTI, OGNI CAUSA LA CAUSA DI TUTTI.

PER QUESTO ABBIAMO COSTITUITO IL COMITATO DEGLI INQUILINI SENZA TITOLO DELLE CASE CARTOLARIZZATE ALLA MAGLIANA.


MARTEDI’ 15 DICEMBRE, h. 18,00, V. PIEVE FOSCIANA, 88
RIUNIONE DI TUTTI GLI INQUILINI OCCUPANTI SENZA TITOLO
INTERVERRANNO ESPERTI E AVVOCATI


COMITATO INQUILINI SENZA TITOLO – MAGLIANA
(c/o CSOA Macchia rossa)

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Partigiani a Magliana

occupa | 08 Dicembre, 2009 18:27

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Salutiamo la nuova occupazione!

occupa | 04 Dicembre, 2009 15:08


Questa mattina, nella giornata nazionale contro gli sfratti e gli sgomberi, a Roma i movimenti per il diritto all'abitare hanno stabilito un presidio permanente in uno stabile pubblico vuoto in via del Policlinico 137.

Si tratta di uno delle migliaia di luoghi abbandonati al degrado e alla rendita, mentre oltre 40mila persone attendono risposte che non arriveranno dal Piano casa del comune di Roma.

All’orizzonte, nei prossimi mesi, il dramma dell’insolvenza e degli sfratti, con migliaia di nuclei familiari e di singoli inquilini stressati dalla rata del mutuo o dal canone aumentato e dall’incombente arrivo dell’ufficiale giudiziario pronto ad eseguire pignoramenti e sfratti.

La risposta del governo delle regioni e del Comune di Roma consiste nella vendita del patrimonio residenziale pubblico, nell’avvio di un piano di “housing sociale” all'insegna anche stavolta degli interessi privati con case che non arriveranno mai e comunque troppo costose, e nella liberalizzazione delle procedure edilizie.

A fine dicembre scade la copertura per le categorie protette che ormai riguarda pochissimi casi e così come il bonus per l’affitto, sta diventando uno strumento parziale, quasi inutile.

Per opporci a tutto questo, iniziamo un presidio permanente all'interno dello stabile in Viale del Policlinico 137 per chiedere il blocco generalizzato degli sfratti e degli sgomberi, un vero piano abitativo con case popolari e il rilancio dell'edilizia residenziale pubblica.

Oggi pomeriggio, alle ore 17, ci concentreremo a piazza Vittorio, per dire ad Alemanno che Roma è di chi la abita, mentre altre città, da Napoli a Firenze, da Bologna a Milano e a Torino vedranno iniziative di lotta per chiedere il blocco degli sfratti per morosità che oggi rappresentano nella nostra città più del novanta per cento delle esecuzioni.

Coordinamento Cittadino di Lotta per la Casa

Blocchi Precari Metropolitani

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Giornali su Francesca e i compagni ancora ai domiciliari

occupa | 03 Dicembre, 2009 15:05

Segnaliamo che sul numero odierno de "Gli Altri" è dedicata una pagina all'appello per la liberazione dei compagni e della compagna ancora agli arresti domiciliari.

L'appello è riportato anche su Il Manifesto on line:

http://www.ilmanifesto.it/io-manifesto/lettere-e-filosofia/

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Basta sfratti! Basta sgomberi! Casa non galera per chi lotta!

occupa | 02 Dicembre, 2009 14:29

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Le due facce della giustizia

occupa | 30 Novembre, 2009 12:58

Riportiamo qui di seguito un articolo di Patrizio Gonnella e Luigi Manconi uscito sul quotidiano Europa lo scorso 26 novembre:

La teoria della stigmatizzazione sociale è stata perfettamente realizzata nella vicenda della scuola romana occupata “8 marzo”. I fatti processuali hanno visto come protagonisti cinque ragazzi impegnati con altri, in un’occupazione di un edificio pubblico abbandonato.
L’ambientazione è quella di una classica periferia romana. Oramai due mesi addietro (14 settembre), un numero di carabinieri così numeroso da far pensare a un’operazione antimafia arresta, nel quartiere della Magliana, cinque persone, in prevalenza giovani, e a quattro di loro, con i tipici eccessi della custodia cautelare, viene fatta “assaggiare” l’esperienza, non propriamente educativa, del carcere.
Dopo alcune settimane la misura detentiva viene trasformata in arresti domiciliari. I protagonisti della storia – ovvero gli indagati - sono ricercatori universitari e operatori sociali; due sono ancor’oggi agli arresti domiciliari. Le prescrizioni che stanno ancora subendo, di fatto hanno messo a rischio la loro attività professionale.
Ecco come la giustizia penale può rovinare le vite lavorative di giovani presunti innocenti. La vicenda della scuola “8 marzo” presenta tutte le caratteristiche dell’attuale amministrazione della giustizia: simbolicamente forte nei confronti dei deboli e dei nemici (i poveri, gli immigrati, i disturbatori dell’ordine sociale, chi fa politica fuori dalle istituzioni…), simbolicamente lenta nei confronti di coloro che hanno risorse finanziarie per una adeguata difesa legale.
In un paese come il nostro dove quasi il 50 per cento della popolazione reclusa è costituito da uomini e donne in attesa di giudizio, i casi di uso sanzionatorio e punitivo della custodia cautelare e dell’azione giudiziaria sono purtroppo molto frequenti.
I motivi per cui viene imposta una misura cautelare non possono che essere quelli previsti dal codice di procedura penale. Spesso però la custodia cautelare viene fatta coincidere con la sanzione, penale e pubblica.
Così è avvenuto per i cinque della scuola “8 marzo”. Il processo si poteva fare anche senza l’applicazione di misure detentive. In un caso come questo è stata accordata una punizione pubblica – la perdita del posto di lavoro – prima, assai prima, che il processo fosse arrivato a sentenza finale.
Si tratta di un caso classico di uso simbolico dell’azione di polizia e della misura cautelare. Non sappiamo se c’è stata una strategia coordinata. Sappiamo però che in questo modo si rovinano le vite delle persone.

 

 

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Con gli operai contro i padroni! Lottiamo uniti!

occupa | 26 Novembre, 2009 18:12

Le fabbriche italiane chiudono per essere spostate in luoghi dove la manodopera costa molto meno come ad esempio in Asia. Il governo schiavo delle più vergognose politiche padronali non solo non offre mediazioni sociali ma utilizza la repressione e la violenza per zittire chi denuncia questo stato di cose. Così gli operai che manifestano perchè stanno per essere licenziati vengono caricati e picchiati da polizia e carabinieri posti a difesa dei palazzi del potere.

Dall'ex EUTELIA all'ALCOA solidarietà con gli operai!

Giù le mani da chi lotta!

Governo Berlusconi dimettiti!

 

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DA CHE PARTE STARE: Iniziativa al CSOA ex SNIA

occupa | 26 Novembre, 2009 15:45

Venerdì 27 Novembre 2009

I recenti episodi di criminalizzazione e repressione dei movimenti sociali, dalla occupazione abitativa 8 marzo agli esiti dei processi su Genova 2001 (solo per ricordarne alcuni), hanno segnato una nuova tappa della gestione autoritaria dei conflitti sociali. Il rapporto fra movimenti di protesta e politiche dell’ordine pubblico costituisce uno dei nodi centrali delle società contemporanee, attorno al quale negli ultimi due secoli sono mutate non solo le modalità concrete della conflittualità sociale e le forme di esercizio dei diritti di riunione e di manifestazione, ma anche le caratteristiche di fondo dei sistemi politici e istituzionali, la loro trasformazione in senso più o meno democratico, la maggiore o minore trasparenza degli apparati di controllo e di repressione. Malgrado la sua rilevanza, questo tema è stato sinora poco trattato sul piano storiografico e non viene adeguatamente indagato nella pratica quotidiana e nelle sue trasformazioni dai movimenti sociali. Per questo, vogliamo invitare studiosi e attivisti a confrontarsi attorno allo stesso tavolo.

In funzione bar e trattoria con specialità di pesce

Ingresso a sottoscrizione libera

Serata benefit per le spese legali degli arrestati dell'Otto Marzo Occupata di Magliana

CSOA Ex Snia, Via Prenestina 173 (Pigneto) www.exsnia.it

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Presentazione di "Non Dimenticare la Rabbia" e cena di solidarietà per gli arrestati

occupa | 25 Novembre, 2009 13:26

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LIBERTA' IMMEDIATA PER FRANCESCA E SIMONE! LIBERTA' PER CHI LOTTA!

occupa | 24 Novembre, 2009 16:51

Giovedi 19 novembre la Magistratura romana ha mostrato ancora una volta il suo vile volto reazionario e intimidatorio: ha negato i permessi lavorativi a Francesca, occupante della 8 Marzo di Magliana.

Dopo 17 giorni passati in tre carceri diversi (Rebibbia, Civitavecchia e Perugia) e dopo quasi due mesi di arresti domiciliari, il GIP Cecilia Demma ritiene di dover negare i permessi lavorativi a Francesca con motivazioni odiose, false e contraddittorie:

Le viene negato il permesso lavorativo perchè, in base al quadro emerso dall'inchiesta, viene considerata "persona non idonea a lavorare con il pubblico", in particolare con le "cosidette fasce deboli".

La GIP, inoltre, motiva il respingimento affermando che si tratta di una “misura concessa in casi particolari”, mentre questa stessa misura è stata invece concessa solo qualche giorno fa ad un altro occupante la cui posizione nell'inchiesta è molto simile a quella di Francesca.

Infine la sentenza afferma che il luogo di lavoro di Francesca è "difficilmente controllabile", quando in realtà si tratta di una casa famiglia con indirizzo noto alla magistratura e alle forze dell'ordine

Appare chiaro come i Giudici utilizzino la discrezionalità delle misure cautelari con intenti punitivi, come arma rispondente a precise indicazioni politiche.

Insieme a questa negazione della libertà per Francesca la Gip Demma e la Pm Lionetti continuano a negare la riduzione delle misure cautelari anche per Simone che dal 14 settembre scorso si trova agli arresti domiciliari con il divieto di vedere persone che non siano i suoi familiari diretti e con l'impossibilità perfino di poter usare telefono e internet. A queste pesanti restrinzioni solo ultimamente è stata fatta una deroga: la possibilità di uscire due ore solo ed esclusivamente per mansioni di supporto alla anziana nonna con cui Simone vive, senza poter parlare con nessuno.

A causa di queste restrinzioni alla libertà personale Simone ha perso il lavoro precario che aveva.

È ora di dire le cose come stanno:

Francesca è una operatrice sociale di una cooperativa che da anni si impegna per migliorare le pessime condizioni di vita di chi è recluso/a e di cui le recenti cronache ci hanno dato una triste conferma. Simone è un lavoratore precario costretto a cambiare lavoro ogni mese e ad affrontare lunghi periodi di disoccupazione.

Francesca e Simone sono occupanti della "8 marzo", una ex scuola di proprietà comunale, abbandonata per oltre 20 anni al peggiore degrado.

Francesca e Simone, insieme ad altre decine di persone senza casa, hanno occupato quella scuola, l'hanno ristrutturata con i soldi del proprio stipendio e con le iniziative sociali di sottoscrizione popolare fatte alla luce del sole. Francesca e Simone hanno poi aperto al quartiere quella Casa Occupata, trasformandola anche in uno spazio di organizzazione contro l’emergenza abitativa nel territorio, contro il razzismo, con degli spazi sociali come la palestra popolare e il laboratorio teatrale. Francesca e Simone sono anche militanti del Centro sociale "Macchia Rossa" che da anni si batte nel quartiere contro gli sfratti e gli sgomberi, che ha organizzato una ciclofficina popolare e mille altre attività assenti in un quartiere abbandonato dalle istituzioni come è la Magliana.

Francesca è una militante del movimento femminista che si è battuta con forza, insieme ad altre donne del quartiere, contro la chiusura del Consultorio della Magliana, e che conduce ogni giorno battaglie politiche culturali insieme alle donne del quartiere e della città contro il sessismo e il maschilismo imperanti.

Francesca è una compagna che agisce con un approccio di genere partendo dal presupposto che la realtà è radicalmente sessuata e che donne e uomini la sperimentano in maniera diversa. Per questo il suo percorso politico dentro la 8 marzo e a Magliana è stato anche una continua e quotidiana lotta contro i rapporti di potere che sono alla radice delle disuguaglianze sociali fra i generi. Smascherando le forme più o meno latenti del machismo diffuso, Francesca ha così sempre lottato contro gli stereotipi vecchi e nuovi che esprimono e legittimano il patriarcato.

Per contrappasso, il ritratto di Francesca tratteggiato dalle croniste del quotidiano Il Tempo sembra ricalcare i più frusti luoghi comuni della fiction televisiva e letteraria più becera, divenendo l’emblema della criminalità femminile: dietro l’apparente dolcezza, quest’efferata criminale capeggerebbe difatti con ferrea determinazione e lucido calcolo una banda di malfattori soggiogati. Attraverso di lei, vengono così stigmatizzati i percorsi individuali e collettivi di protagonismo politico di quelle donne che non intendono assumere il ruolo dell’abnegazione silente e della dedizione caritatevole, destinato alla soggettività femminile nella sfera dell’impegno sociale.

Le decisioni maturate in sede giudiziaria lasciano pensare che la dottoressa Demma e la dottoressa Lionelli, come le giornaliste del quotidiano romano, siano fruitrici di questa letteratura passatista di cui evidentemente sposano i valori. Difatti come spiegare altrimenti la decisione di escludere solo lei da ogni permesso? Perché, a differenza degli altri imputati, non sono state allentate le restrizioni alla libertà di Francesca?

Le accuse vergognose di associazione a delinquere e di estorsione che sono state rivolte contro di loro sono assolutamente false e servono solo a screditare la figura di militanti che da anni sono impegnati nelle lotte sociali in questa sempre più fascista città. Vogliono farli passare per estorsori, criminali comuni, per poterli confinare così in un angolo, togliendogli la dignità politica e sociale delle lotte che portano avanti nel massimo riconoscimento del contesto sociale in cui vivono.

Forse è questa la nuova strategia delle istituzioni: visto che non riescono a reprimere le lotte sociali e a fermare i/le compagni/e li criminalizzano, per farli apparire agli occhi dell'opinione pubblica come pericolosi criminali comuni e non più come soggetti politici pensanti impegnati ad aprire spazi di libertà.

Ora dietro a questa decisione della GIP c'è un ampio fronte di nemici delle libertà sociali: In primis il Sindaco Gianni Alemanno con i suo committenti, i vari Caltagirone, Bonifaci, Mezzaroma.

Poi i rappresentanti più ferocemente reazionari del suo schieramento come Fabrizio Santori, consigliere del Pdl e presidente della commissione sicurezza del comune di Roma e gli esponenti delle varie correnti comunali e municipali come Marco Palma, Federico Rocca, Augusto Santori, Piergiorgio Benvenuti, in guerra fra loro ma sempre uniti nel condurre una vergognosa battaglia per chiedere lo sgombero delle occupazioni e degli spazi occupati del territorio.

Tutti costoro, forti dell’appoggio governativo, trovano importanti alleati in personaggi potenti che rimangono sullo sfondo come il Generale dell’Arma dei carabinieri Vittorio Tomasone che ha condotto gli arresti del 14 settembre e che oggi compare nella gestione dell’affare Marrazzo costato già la vita ad un paio di persone. Nel quotidiano l’inchiesta viene condotta da quasi un anno dal Maresciallo dei carabinieri della caserma di Magliana Pietro Bernando che da due anni minaccia, insulta, perseguita spesso anche con mezzi non leciti gli/le occupanti della 8 Marzo insieme alla P.M. Santina Lionetti che pur di compiacere i militari dà credito ad un'inchiesta vergognosa e totalmente falsa contro Francesca, Gabriele, Simone, Sandrone, Sandro e Michele, tratti in arresto lo scorso 14 settembre.

Un fronte ampio e ben organizzato che va dalle forze dell'ordine alla magistratura, dai giornalisti ai consiglieri del Pdl fino ai palazzianari che uniti hanno cercato di schiacciare nel fango uno spazio di lotta e di libertà come la 8 marzo e che hanno sgomberato l'Horus, il Regina Elena, che criminalizzano gli studenti che occupano le scuole e l'università, che scatenano campagne razziste contro rom e lavavetri, che stanno ridisegnando una città razzista, violenta, sessista, omofobica e asservita al volere degli speculatori di sempre.

La storia del tentato sgombero della 8 Marzo e dell'arresto di 6 compagni cade non a caso in un momento in cui, per chi in Italia pratica percorsi organizzativi delle lotte sociali, il clima è divenuto pesante. Ne sono un esempio i processi sugli eventi del G8 di Genova del 2001 che hanno visto pesanti condanne ai danni di 11 manifestanti e assoluzioni totali o quasi per le forze dell'ordine che hanno attuato una repressione feroce che ha prodotto migliaia di feriti e la morte di Carlo Giuliani. Oppure come i numerosi casi che vedono compagni e compagne arrestati/e o colpiti/e da provvedimenti amministrativi fascisti della Questura, come il famigerato articolo 1, secondo il quale si può essere considerati sorvegliati speciali e dunque essere costretti a limitazioni assurde come l’obbligo di dimora nella stessa casa dalle 21 alle 7 o l’impossibilità di accompagnarsi con più di tre persone contemporaneamente.

Infine, come non citare il gravissimo episodio di violenza padronale consumato all’Agile –ex Eutelia- azienda, condotta al fallimento, dove quasi 2000 lavoratrici/ori dopo essere stati messi in mobilità sono stati anche aggrediti da una squadraccia prezzolata guidata dall’ex amministratore Landi durante un presidio nel loro posto di lavoro. Avvenimenti molto diversi tra loro ma che hanno in comune la repressione di forme di lotta sociale.

La crisi economica, al di la delle dichiarazioni dell’establishment, sta producendo un numero enorme di licenziamenti e cassaintegrati il che, unito ai continui tagli ai servizi (scuola, università, sanità), sta creando un impoverimento di vasti settori della popolazione italiana. In questa situazione sono già emerse, durante l’estate e l’autunno forme di resistenza e conflittualità sociale. Ovviamente questo di per sé non compromette la pace sociale necessaria a far uscire i padroni indenni dalla crisi, ma ha una potenzialità che in qualche modo disturba e preoccupa. In questo senso ci spieghiamo anche diversi provvedimenti legislativi assunti dal centrodestra in questi ultimi tempi: dalle limitazioni al diritto di sciopero, al tentativo di limitare le manifestazioni a Roma, fino al pacchetto sicurezza.

In questa situazione il movimento di lotta per la casa, a Roma, pur nei limiti e nelle difficoltà, riesce ancora a prendere l’iniziativa. Questo fa sì che un etereo spettro di organizzazioni delle lotte sociali si aggiri per l’urbe e questo è sufficiente alla giunta Alemanno affinché gli dichiari guerra. Dichiarazione avvenuta il primo settembre con lo sgombero dell’ex Regina Elena, seguito poi dallo sgombero di Via Salaria e dal tentato sgombero della 8 Marzo durante il quale sono stati tratti in arresto Francesca, Giobbo, Simone, Sandro e Sandrone.

Certo è una guerra condotta facendo due passi avanti e uno indietro ma indubbiamente non amano pensare che Roma sia una delle ultime città d’Europa dove ancora vengono occupati stabili abbandonati. Di per sé questo non è sufficiente a muovere una guerra nel nome della legalità; evidentemente la spinta propulsiva a questa offensiva la fornisce chi ha degli interessi concreti, materiali ed immediati legati agli stabili occupati e alle zone circostanti. Nel caso dell’ex Regina Elena ciò è evidente dalle dichiarazioni del Rettore e dallo stato avanzato dei progetti (nonostante lo stop della sovrintendenza ai beni culturali). Nel caso dell’ex scuola 8 marzo queste motivazioni sembrano, se non meno chiare, almeno meno urgenti. Quello che è noto è che da poco è stato rinominato lo staff dirigenziale dell’ex Sviluppo Italia che ha sempre avuto interessi speculativi sull’immobile di via dell’Impruneta 51. Tra i nuovi dirigenti risulta esserci nientemeno che Caltagirone. Il loro progetto, ancora in una fase iniziale, è di demolire lo stabile e di costruire al suo posto un enorme parcheggio giustificato dal nuovo collegamento, in via di discussione, di una funivia che colleghi le due sponde del Tevere. Questo progetto uscito fuori dal cilindro di Veltroni già più di due anni fa (e allora aspramente criticato da Alemanno e dalla destra) ha riscosso e riscuote tuttora i consensi del Partito Democratico
ed ora sembra essere rilanciato in sordina dal centrodestra romano. Del resto la torta è abbastanza grande da poter garantire una fetta a tutti. Sembra chiaro che in un periodo di crisi in cui il mercato immobiliare subisce una (leggera) flessione, i signori del mattone devono cercare altri investimenti per far tornare i conti dei loro profitti e quale occasione migliore se non quella di una speculazione su un bene pubblico come una ex scuola del Comune? O come quella sulla ex Fiera di Roma? O come il nuovo stadio della A.S. Roma con annessi palazzi residenziali e centro commerciale da costruire su terreni a destinazione agricola ancora una volta in deroga al già vergognoso Piano Regolatore? E’ chiaro che quelle forze politiche che sono al governo della città e quelle che sperano di tornarci fanno a gara per cercare il consenso dei palazzinari, veri padroni di Roma. Questi sono, a nostro avviso, alcuni degli elementi che concorrono a far luce sul perché alcuni compagni e una compagna accusati di niente vengono privati della loro libertà per mesi.

Non facciamoci intimidire dalla repressione, non restiamo in silenzio: estendiamo le lotte sociali contro la crisi!
Libertà per Francesca, Simone e gli altri occupanti della ex scuola 8 Marzo!


Comitato d' Occupazione Magliana

C.S.O.A. Macchia Rossa

Ciclofficina Macchia Rossa

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Solidarietà con Horus!

occupa | 20 Novembre, 2009 12:15

Alemanno continua la politica degli sgomberi. A pagare il prezzo di questa guerra intrapresa dall'ammnistrazione comunale questa volta è stato il Centro Sociale Horus a Piazza Sempione, sgomberato dalla solita torma di forze dell'ordine che successivamente non esitava ad estrarre le pistole di fronte a chi manifestava presso la sede del Municipio. E come ogni giorno da quando è cominciata la crisi aumentano i licenziamenti, le cassaintegrazioni e gli sfratti...

Solidarietà attiva ai compagni e alle compagne di Horus!

Alemanno vattene!

 

 

 

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