Siamo diventati famosi!

Quest’oggi il Messaggero (che non a caso a Roma è scherzosamente definito "il Menzognero") ci dedica addirittura un trafiletto nella prima pagina nazionale.

In un esteso articolo nella cronaca di Roma viene poi snocciolata dal  sedicente giornalista Davide Desario la solita tiritera secondo la quale gli occupanti della ex-scuola "8 marzo" sarebbero costretti contro la loro volontà, con la forza e con l’inganno, a partecipare alla lotta per la casa.

Come se questa non fosse una bugia abbastanza grossa, si prosegue dicendo che gli occupanti pagano un pizzo di 150 euro a persona "compresi i bambini" per restare nell’occupazione.

Non c’è molto da rispondere a queste affermazioni, se non il fatto che sono tutte false. Per convincersene basterebbe chiedere ai diretti e alle dirette interessati/e, che nella  8 marzo ci vivono. Evidentemente però questo è un compito che esula dai compiti del Desario, che preferisce costruire i suoi articoli seduto alla scrivania, sotto dettatura di Carabinieri ed esponenti di partito.

Giova ricordare come in questi mesi "il Messaggero" ha abbandonato
definitivamente il suo compito di organo di informazione, per assumere
quello di organo di propaganda della politica abitativa della giunta
Alemanno, fatta di sgomberi, deportazioni e regalie ai palazzinari. Non
a caso la proprietà del giornale è di Caltagirone, il primo palazzinaro
di Roma.

Noi, che non abbiamo i profitti a molti zeri di Caltagirone derivanti dalla speculazione edilizia, non abbiamo nemmeno strumenti di comunicazione paragonabili ad un quotidiano come il Messaggero, ma proviamo lo stesso a dire come stanno le cose, invitando tutte le persone in buona fede a verificarle di persona.

La verità è questa: come sanno tutti quelli/quelle che a Magliana ci conoscono e in questi giorni difficili ci hanno espresso la loro solidarietà (e non sono pochi, dopo oltre 2 anni di occupazione), la scuola è occupata, per necessità, da circa 40 famiglie di lavoratori e lavoratrici, italiani e stranieri con molti bambini che frequentano le scuole della zona. Tutte persone oneste, che hanno scelto di lottare perché con il loro stipendio, quasi sempre precario, non ce la facevano a pagare un affitto.
I vari progetti sull’edificio sono falliti (nonostante siano stati spesi milioni e milioni di soldi pubblici), e lo stabile, di proprietà comunale, è stato abbandonato al più estremo degrado per decenni (topi, immondizia, tossicodipendenti).
Gli occupanti, a proprie spese e con il proprio lavoro, hanno reso in due anni il palazzo un posto dignitoso, con numerosi spazi aperti al quartiere e frequentati dai cittadini di Magliana (parco pubblico, palestra, teatro…).
Il comune attualmente NON HA ALCUN PROGETTO CONCRETO sul palazzo. Vorrebbero quindi sgomberarlo dalle famiglie che lo abitano solo per lasciarlo nuovamente in abbandono, magari in attesa di regalarlo a qualche speculatore.
Gli occupanti non scavalcano nessuno in nessuna graduatoria. Infatti le case popolari che vengono assegnate col contagocce sono pochissime, e noi non siamo inseriti in graduatorie di alcun tipo.

Non sorprende più di tanto la coincidenza temporale tra il vergognoso articolo e la presentazione al consiglio comunale di una mozione a firma di Federico Rocca (AN/PDL) che chiede lo sgombero della "8 marzo", basandosi su motivazioni false come quelle contenute nell’articolo.

Al cosiddetto giornalista Desario non possiamo fare altro che preannunciare una querela per le affermazioni false contenute nel suo articolo.

Invitiamo tutti e tutte a partecipare al corteo cittadino che venerdì 11 settembre partirà alle ore 17 da piazza dell’Esquilino, al fianco delle famiglie sgomberate dal Regina Elena.

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One Response to Siamo diventati famosi!

  1. Dopo la violenza degli sgomberi, ora anche le calunnie. Cornuti e mazziati, come si dice volgarmente. Si vede che “lor signori” non hanno altri argomenti validi da contrapporre alle ragioni di chi reclama il diritto all’abitare.
    Da parte mia, la mia più ampia, affettuosa solidarietà.
    Chi non ha il senso dell’umanità non deve governare.
    10, 100, 1000 (e ancor di più) occupazioni!

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