LE MAMME DELL’8 MARZO

I NOSTRI FIGLI NON HANNO NULLA DA NASCONDERE

LA STORIA DEGLI ARRESTI ALLA EX SCUOLA OTTO MARZO DI MAGLIANA

Il 14 settembre  alle quattro del mattino quasi duecento carabinieri, guidati dal generale Tomasone, mentre un elicottero sorvolava la zona, sono entrati nella ex scuola “Otto marzo”, nel quartiere della Magliana, occupata da due anni.
Con tale spiegamento di forze hanno tratto in arresto cinque degli occupanti.

L’edificio
La palazzina dell’ex scuola “otto marzo” è rimasta in stato di abbandono per oltre vent’anni.
Vi sono stati spesi centinaia di migliaia di euro per adattarla a Commissariato di polizia, che però non vi si è mai trasferito; è stata poi affidata alla società Sviluppo Italia, ed ha continuato ad andare in rovina.
L’edificio era senza porte e finestre, nello spazio antistante cumuli di immondizia e erba alta; la polizia mortuaria è intervenuta più volte per raccogliere cadaveri di tossicodipendenti.

L’occupazione
Due anni fa una cinquantina di persone occupano l’edificio. Per un lungo periodo senza acqua e senza energia elettrica eliminano l’immondizia del cortile esterno, puliscono l’edificio e poi pian piano ridipingono pareti e scale, montano finestre e porte, costruiscono bagni, docce e cucina in comune.

Oggi
Nella ex scuola “otto marzo” abitano una sessantina di persone, italiani e stranieri. Tra di loro due persone gravemente ammalate, che vengono aiutate, famiglie con bambini (una è nata tre giorni fa), giovani con lavori precari. Si affiancano e si confrontano abitudini, culture, esperienze diverse. Quasi tutti lavorano, anche se a volte in modo precario.
Il prato antistante, con erba ben rasata e qualche fiore, è aperto al quartiere; in una parte i ragazzini della zona giocano a calcetto. Uno spazio è usato come “palestra”, gratuita e aperta a tutti, e come teatro, dove si svolge un laboratorio.
Gli occupanti hanno lottato per ottenere la residenza (era necessaria per iscrivere i bambini a scuola), hanno chiesto l’utenza della corrente elettrica (che non viene concessa), hanno presentato al Comune un progetto che prevede la trasformazione del piano terreno in locali di uso pubblico (palestra ecc.) e la riqualificazione dei piani superiori in abitazioni popolari per le persone senza casa.

Le imputazioni
Gli arrestati sono accusati di estorsione (avrebbero chiesto 150 euro al mese(!) a persona per abitare lì), violenza privata (avrebbero obbligato le persone ad andare a manifestazioni e a nominare un certo avvocato), lesioni, furto di rame e di energia elettrica, occupazione di stabile pubblico.

La verità
Venivano raccolti mensilmente 15 euro per le spese: materiali per la pulizia e per i lavori di ristrutturazione (hanno appena finito un nuovo bagno e una nuova doccia, sempre in comune).
Tutti gli abitanti hanno dichiarato per iscritto di non aver mai subito violenze o minacce di sorta, di non aver mai raccolto più di 15 euro, che non venivano versati da chi si trovava in difficoltà economiche o aveva perso il lavoro.

La montatura delle accuse
Due quotidiani romani da alcuni mesi hanno costruito una campagna diffamatoria nei confronti dell’occupazione dell’ “otto marzo” (utilizzando notizie fornite da chi stava indagando?).
Un signore, straniero, dedito all’alcol, era stato allontanato perché violento: minacciava e aggrediva, una volta anche con un coltello. Per vendetta, oltre a continuare a minacciare, di persona e telefonicamente, alcuni degli abitanti dell’ “otto marzo”,  questo signore ha fatto denunce presso i carabinieri, che le hanno prese per buone.
Sembra che sull’edificio della ex scuola “otto marzo” vi sia un progetto per costruire un parcheggio.

La detenzione e la convalida degli arresti
Lunedì scorso Francesca è stata portata a Rebibbia; Gabriele, Sandro e “Sandrone” a Regina Coeli.
Dopo quattro giorni si è svolto il loro interrogatorio. Ieri mattina l’avvocato Antonia Di Maggio ha saputo che il GIP Demma ha convalidato la custodia cautelare, per il pericolo di inquinamento delle prove e di reiterazione dei reati. Francesca, la sera prima, era già stata trasferita nel carcere di Civitavecchia; ora sappiamo che verrà trasferita di nuovo, non sappiamo dove.
Per la scarcerazione è’ necessario attendere i tempi del ricorso al Tribunale del riesame.

Gli arrestati
Francesca lavora da anni, con contratti di collaborazione, in una cooperativa di servizi sociali; Gabriele fa il ricercatore (precario) all’Università, e lavora da più di cinque anni ad un progetto internazionale; Sandro lavora in una ditta di pulizie; Sandrone è ammalato e solo: è stato operato più volte di tumore all’intestino, l’ultima a luglio; sta male; doveva essere chiamato in questi giorni dall’ospedale San Camillo per un altro intervento, ma si trova nel reparto ospedaliero di Regina Coeli e il suo cellulare è stato sequestrato. Le persone dell’ “otto marzo” lo aiutavano; ora è difficile persino portargli il cambio dei vestiti o versargli del denaro per gli acquisti allo spaccio del carcere.
S., agli arresti domiciliari, è un giovane che si dà da fare con lavori precari.

22 SETTEMBRE 2009
Oggi è il loro nono giorno di carcere.

UN ALTRO INTERVENTO DI UNA "MAMMA DELL’8 MARZO" LO TROVATE SU: http://www.aprileonline.info/notizia.php?id=12949

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